
28 Lug I sikh nella Seconda Guerra Mondiale: ricordare il passato, costruire il futuro
Satnam Singh (Unione Sikh Italia) ricorda i caduti anglo-indiani nella II Guerra Mondiale durante la commemorazione al Cimitero militare e memoriale degli Indiani a Forlì.
“Sostenete la nostra richiesta di riconoscimento giuridico della Comunità sikh in Italia”.
Sabato 26 luglio il Comune di Forlì ha organizzato un evento di grande significato per la memoria civile e democratica del nostro Paese: la commemorazione, presso il Cimitero militare e memoriale, dei soldati anglo-indiani caduti durante la II Guerra Mondiale. Alla cerimonia ha partecipato, tra gli altri, Satnam Singh, membro del Direttivo dell’Unione Sikh Italia.
La partecipazione dei sikh al secondo conflitto mondiale è una pagina poco nota della storia militare italiana, eppure di grande importanza: arruolati nell’Esercito Anglo-Indiano, furono inquadrati nell’ Ottava Armata Britannica, combattendo con gli Alleati in varie battaglie cruciali per la liberazione: tra le altre, quella di Cassino, ma anche quelle che portarono alla liberazione di Roma e Firenze e alla caduta della Linea Gotica.
Intervenendo alla cerimonia, Satnam Singh ha ricordato che furono 50.000 i soldati anglo-indiani impegnati nelle operazioni in Italia, tutti giovani tra i 18 e i 22 anni; poco più del 10% di loro non fece rientro a casa, morendo sui campi di battaglia italiani ed essendo sepolti in vari cimiteri, primo tra tutti quello di Forlì.
“Spesso si parla di noi sikh come di stranieri – ha proseguito -. Siamo noti perché indossiamo il turbante e noi maschi abbiamo la barba lunga. Occasionalmente la cronaca riporta la tragica notizia di uno di noi morto mentre lavorava, spesso in condizioni di sfruttamento e di ricatto. Oggi, però, vorrei che si parlasse di noi sikh in un altro modo: come una comunità che ha contribuito alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo e che, con il lavoro duro e onesto di tanti di noi, sta contribuendo alla crescita economica e sociale dell’Italia. Come una comunità che ha una fede, dei rituali e che predica i valori della pace e della convivenza multireligiosa”.
L’esponente dell’Unione Sikh Italia ha anche ricordato che da tempo la sua associazione ha fatto richiesta di riconoscimento giuridico come ente di culto. “Speriamo vivamente- ha affermato – che questo passaggio formale possa completarsi a breve e anche qui, oggi, rinnoviamo il nostro appello alle Prefetture, alle amministrazioni locali, al Parlamento perché sostengano la nostra richiesta avanzata al Ministero dell’Interno. Non chiediamo privilegi; chiediamo quello che la legge prevede per garantire la libertà religiosa che è la prima di tutte le libertà. Il nostro impegno è animato dalla memoria di chi è morto per l’Italia libera ma non guarda solo al passato. Il nostro impegno è rivolto al presente e al futuro di una società sempre più multireligiosa e multiculturale come quella italiana”. Affermando che con la sua presenza l’Unione Sikh intende “onorare la memoria dei caduti e costruire il futuro della nostra comunità e del nostro Paese”, si è congedato con il saluto tradizionale della comunità: Waheguru Ji ka Khalsa Waheguru Ji ki Fateh.