L’Unione Sikh Italia sulla fiction “Estranei”. Travisati e traditi alcuni principi della nostra fede.

L’Unione Sikh Italia sulla fiction “Estranei”. Travisati e traditi alcuni principi della nostra fede. La libertà artistica non cancella il dovere di rispettare i sentimenti di una comunità religiosa.

In riferimento alla serie televisiva “Estranei”, coprodotta da Rai Fiction e da Eagle Original Content e messa in onda su Rai 2 nel periodo tra il 9 e il 30 ottobre 2026, l’Unione Sikh Italia rileva e denuncia la presenza di una serie di elementi fortemente problematici e non veritieri, che, anche se involontariamente, possono contribuire a creare o a rafforzare possibili pregiudizi sulla comunità Sikh. L’evento è reso ancor più grave dalla grande diffusione del prodotto televisivo, trasmesso sulla rete pubblica nazionale in prima serata, ripreso da diverse testate giornalistiche a tiratura nazionale, e sempre disponibile in visione libera sulla piattaforma RaiPlay.
Ambientata in Emilia-Romagna, in uno dei territori con più grande presenza di cittadini di religione Sikh in Italia e con un’importante tradizione di dialogo e collaborazione tra realtà territoriali e comunità Sikh, la serie televisiva si pone l’obiettivo di raccontare questa positiva esperienza di integrazione, attraverso una descrizione che nella narrazione fa uso di luoghi simbolo delle eccellenze italiane, quali i luoghi di produzione del Parmigiano Reggiano ove i Sikh sono centrali per la tenuta della filiera produttiva.
Peccato, però, che il risultato che si ottiene sia parzialmente contrario a tali condivisibili premesse. Il genere crime fiction, con elementi di dramma sociale, riteniamo abbia concorso alla messa in scena di immagini stereotipate e contenuti non in linea con i principi della nostra comunità religiosa. In particolare:

1) la scena ritraente un giovane Sikh, riconoscibile anche grazie al turbante indossato, proprio del periodo di formazione religiosa e spirituale dei soggetti minori di età, che viene fatto oggetto di atti di bullismo e che ferisce alla mano con il suo Kirpan una giovane ragazza che lo incitava provocando una sua reazione (episodio 3), non corrisponde all’etica Sikh né ai principi religiosi del Sikhismo. Il Kirpan è infatti un simbolo religioso che i Sikh entrati a far parte della comunità religiosa sono tenuti ad indossare. Esso rappresenta l’impegno spirituale di ogni Sikh per la difesa della giustizia e non è un oggetto volto all’offesa.
Oltre a richiamare esplicitamente il divieto dell’uso violento di questo simbolo religioso, Unione Sikh Italia sottolinea come i propri membri aderiscono ai principi espressi dal Consiglio di Stato con il parere del 29 ottobre 2021 n. 1685, con il quale sono stati indicati criteri come lunghezza massima del Kirpan, materiale frangibile, assenza di lama. Di per sé, il Kirpan così concepito rende impossibile l’offesa, sebbene già l’etica Sikh ne preveda un uso esclusivamente rituale e simbolico.
Unione Sikh Italia ritiene tale scena pericolosa e fuorviante, oltre che non rispettosa dei principi del Sikhismo e dei suoi simboli religiosi. Preservare il valore simbolico del Kirpan è non solo necessario dal punto di vista dei valori spirituali del Sikhismo, ma è essenziale per liberare il campo da ogni possibile interpretazione fuorviante sul suo utilizzo. Ciò è tanto più vero in un momento storico in cui il tema dell’integrazione dei giovani a background immigratorio è al centro delle cronache e le norme di sicurezza tendono a rafforzare il controllo sull’uso improprio di lame nei contesti scolastici e frequentati dai giovani.

2) il ricorso a comparse non membri della comunità religiosa, goffamente truccate con barbe finte e con indosso il turbante Sikh, costituisce un’offesa alla sensibilità della nostra comunità. Ricordiamo che barba non tagliata e capelli lunghi raccolti sotto il turbante non rappresentano meri segni distintivi dal punto di vista estetico di una comunità, ma corrispondono ad un preciso rituale, hanno pertanto un significato religioso e di adesione ad un codice etico di condotta che non può e non deve essere dileggiato con caricature posticce.
L’evento è aggravato dal fatto che tali comparse vengono impiegate in rappresentazioni di scene molto lontane dall’etica Sikh, che si rifà ai principi di sobrietà, rispetto e pudore nei comportamenti pubblici e privati di ogni credente. Riteniamo tali immagini lesive della cultura della nostra comunità religiosa e completamente fuorvianti.

3) Anche le diverse scene che ritraggono personaggi, nuovamente individuabili come membri della comunità Sikh grazie al turbante e alla barba non tagliata, ritratti in ambiente notturno e in attività di intrattenimento (locali con distribuzione di alcolici, ambientazioni potenzialmente promiscue etc.) non corrisponde a quello stile di vita sobrio già richiamato.

4) Si segnala, infine, che le immagini che riproducono l’ingresso dei Gurdwara (tempio Sikh) costituiscono mere ricostruzioni di scena e non rappresentano in alcun modo un coinvolgimento diretto dei templi Sikh, in particolare del tempio di Sikh di Novellara (Re), sede legale di Unione Sikh Italia e maggior tempio presente in Italia.

Nella tradizione Sikh i Gurdwara sono spazi aperti e accoglienti nei confronti di ogni persona, indipendentemente dal credo professato. Essi rappresentano anche luoghi di aggregazione e di integrazione nei contesti urbani, aperti alla cittadinanza. Tuttavia, in nessun modo essi possono essere accostati ad immagini allusive di comportamenti inappropriati o a scene lontane dall’etica e dai principi religiosi del Sikhismo. Come emerge chiaramente dai filmati di backstage disponibili sulla piattaforma RaiPlay, siamo consci delle buone intenzioni degli Autori, tese a descrivere il difficile passaggio dalla semplice convivenza all’integrazione tra due comunità, quella italiana e quella Sikh. Queste, però, inciampano in queste ricostruzioni scorrette e per alcuni aspetti financo offensive dal punto di vista religioso e culturale. Rileviamo l’importanza di progetti culturali diretti alla diffusione dei processi di integrazione in atto in molti dei territori italiani, ma riteniamo che tali progetti debbano tener conto delle culture cui si riferiscono.
Pur nella potenziale capacità di “Estranei” di raccontare un territorio e un’esperienza inclusiva, essa rappresenta un tentativo non del tutto riuscito in questo percorso.
Per questo motivo, l’Unione Sikh Italia, lamentando il mancato coinvolgimento nella produzione di qualificati e riconosciuti mediatori di cultura Sikh e rimarcando la sua disponibilità a fornire le
informazioni corrette per operare in tal senso dichiara

1) di non avere avuto alcun ruolo in questa produzione e di non aver partecipato alla predisposizione della sceneggiatura né il progetto artistico. Un eventuale coinvolgimento in buona fede di singoli fedeli Sikh non costituisce, infatti, garanzia di una qualificata interpretazione dei principi di fede

2) di ritenere errate, inappropriate e comunque offensive alcune delle scene messe in onda, che non restituiscono l’immagine reale dei Sikh italiani, noti per il loro radicamento, per l’impegno nel lavoro e nelle attività di volontariato e promozione sociale.

Chiede

1) a Rai Fiction di valutare la possibilità di escludere tali immagini dalla riproduzione televisiva o di mettere in atto qualsiasi altro comportamento attivo teso a rendere nota al più vasto pubblico la
distanza di tali immagini dal comune sentire del Sikhismo e dei suoi principi, immagini dalle quali Unione Sikh Italia, a nome di tutta la comunità che rappresenta, si dissocia.

2) che nella prossima programmazione di documentari e fiction, la Rai si impegni a fornire un’immagine più autentica e rispettosa della nostra comunità di fede. A questo riguardo chiede un incontro con i vertici aziendali RAI. In ogni caso Unione Sikh Italia si riserva di agire nelle opportune sedi per la tutela delle proprie pretese e di ogni diritto, ragione ed azione.

05.11.2026
Satwinder Singh Bajwa
Presidente di Unione Sikh Italia